
Ciao Giuvinot. Oggi vi racconto di quella volta in cui, mentre stavamo esplorando la Toscana in macchina, siamo rimasti bloccati nell’argilla. Abbiamo rischiato non solo di mandare all’aria tutta l’avventura, ma anche di perdere la nostra auto
In breve
Periodo
Maggio 2022
Dove
Tra Volterra e Pisa
Il viaggio
Oltre 3.000 km in due settimane

Era Maggio del 2022. Il nostro progetto era quello di attraversare la Toscana in macchina e campeggiare in libera ovunque avremmo trovato posto.
A dire il vero, non eravamo mai stati in Toscana. Abbiamo fatto solo qualche toccata e fuga a Firenze o Lucca.
La sua vera anima, quella fatta di meravigliose colline, non l’avevamo mai vista. Il nostro piano era un vero e proprio tour de force. Abbiamo percorso più di 3000 chilometri in due settimane.
L’itinerario toccava alcune delle località più belle della regione. Si parte da Castiglione di Garfagnana, che è considerato uno dei borghi più belli d’Italia. Successivamente, si prosegue verso Lucca, Prato, San Gimignano, Monteriggioni, Siena, Volterra, Pisa, Forte dei Marmi, Viareggio e Marina di Carrara. Insomma, un viaggio completo
Eravamo circa a metà del nostro viaggio, diretti da Volterra a Pisa.
Lungo la strada, avevamo deciso di fare una deviazione. Volevamo visitare un paese famoso per le sue sculture molto particolari: i Giganti di Peccioli. Se non sapete di cosa si tratta, vi consiglio di cercarle online. Sono quattro statue alte dai 5 ai 10 metri, che raffigurano mezzi busti umani incredibilmente realistici.
I giganti della Toscana


L’obiettivo di queste sculture è rappresentare la rinascita. Sono posizionate in luoghi molto strategici. Questi luoghi includono il tetto di una casa, la cima di una collina o in mezzo a una discarica.
Gli abitanti di Peccioli sono molto attenti all’ambiente. Con queste ‘presenze’, vogliono sottolineare come anche in luoghi apparentemente desolati la vita sia sempre pronta a sbocciare dal sottosuolo.
Nei giorni precedenti, ci eravamo già accorti che il terreno in Toscana è molto diverso. Non è come quello a cui siamo abituati in Piemonte.
Da noi è compatto. Qui è molto più morbido, specialmente in quelle zone. Quando piove, si trasforma letteralmente in argilla. Da diversi giorni, la pioggia cadeva a intermittenza. Elena, una nostra amica Toscana. C’e lo aveva anche detto: ‘Se piove, state attenti, perché qui la terra è molto soffice’. Non so perché, ma abbiamo completamente ignorato le sue parole.
Dopo aver visto il primo gigante, quello sul tetto visibile comodamente dalla strada, ci siamo diretti verso il secondo. Impostato il navigatore, abbiamo iniziato a seguirlo. Dopo una decina di minuti, ci indicò di lasciare l’asfalto e svoltare a sinistra in una strada sterrata. Già qui sarebbe dovuto scattarmi un campanello d’allarme, ma niente. Proprio prima di svoltare, il mio occhio cadde su due transenne da cantiere appoggiate ai lati. Come se fossero un cancello provvisorio per impedire l’accesso. Ma anche in quel momento, non mi sono fatto nessuna domanda. ‘Il cancello è aperto, quindi si può entrare’, ho pensato.


Poteva finire male
Andavo molto piano, circa venti chilometri orari. Dopo una trentina di metri, notai con insolita sorpresa che l’auto cominciò a slittare. Rallentava sempre di più fino a fermarsi completamente. Anche dando solo una minima pressione sull’acceleratore, non si muoveva di un millimetro. Provai a mettere la retromarcia per cercare di uscire, ma non successe nulla: l’auto continuava a slittare. Eravamo bloccati nell’argilla.
Mettiamola in chiaro: eravamo in giro con un’Alfa Romeo 147, una macchina fantastica e con prestazioni elevate. Il problema, però, è che il muso era molto basso. Ci siamo ritrovati con il paraurti appoggiato a terra e le ruote che giravano a vuoto. Panico totale. ‘Come ne usciamo adesso?’ ci siamo chiesti.
Non potevamo chiedere aiuto a nessuno: eravamo dispersi in mezzo alle campagne, sotto la pioggia e nel fango. Ci venne un’idea. Era la più sensata in quel momento. Eva si sarebbe messa alla guida. Io avrei spinto la macchina in retromarcia. Fortunatamente funzionò, e senza troppa fatica, cinque minuti più tardi eravamo di nuovo sull’asfalto.

Come ne siamo usciti?
Uscendo in retromarcia da quella stradina, con il muso praticamente appoggiato a terra. La copertura di plastica sotto il motore aveva fatto l’effetto di una pala. raccogliendo una quantità smisurata d’argilla, che finì nel motore, nei freni e nelle sospensioni. All’inizio non ce n’eravamo accorti. Una volta tornati sull’asfalto, abbiamo rimesso subito in moto, andando comunque molto piano per precauzione. E per fortuna che l’abbiamo fatto! Dopo un centinaio di metri, abbiamo iniziato a sentire puzza di bruciato. Al primo spiazzo utile ci siamo fermati. Abbiamo aperto il cofano e abbiamo capito con amarezza la gravità del problema. Era molto più seria di quanto avessi mai potuto immaginare.
L’argilla aveva coperto completamente il radiatore e la ventola di raffreddamento. Con il calore del motore, si era solidificata all’istante. Era diventata dura come un sasso. Per evitare altri danni, spensi immediatamente la macchina. Passai le due ore successive con le mani nel motore fino alle spalle. Cercai di rimuovere quanta più argilla possibile dalla ventola, dal radiatore, dai cerchioni e dalle sospensioni. Riuscii a toglierne la maggior parte, quasi quindici chili.
Ci rimettemmo in marcia e tutto sembrò andare per il meglio, almeno fino ai sessanta chilometri orari. Raggiunta quella velocità, l’auto iniziò a vibrare in modo spaventoso. Dopo dieci minuti a cinquanta all’ora, sentii qualcosa staccarsi da sotto. Vidi un pezzo di argilla in mezzo alla strada dietro di noi. Capii subito che ce n’era ancora tantissima incastrata negli ammortizzatori.
Dopo una sosta a un autolavaggio per rimuovere quanta più argilla possibile, tutti i problemi si sono risolti. La macchina è tornata in piena forma, permettendoci di proseguire il viaggio senza ulteriori imprevisti.

Ascolta i segnali dell’universo.
Con il senno di poi, e a mente lucida, sono giunto a una conclusione. Sapevamo che in Toscana il terreno è molto soffice. Stava piovendo da giorni e Elena ci aveva avvisato di fare attenzione. Inoltre, c’era quel cancello aperto. Tuttavia, sono andato dritto per la mia strada, senza pormi alcuna domanda. Ho capito che il vero problema è stata la mancanza di presenza mentale in quel momento. L’universo mi aveva mandato moltissimi avvisi e segnali per farmi prestare attenzione, ma per qualche motivo li ho ignorati tutti.
Eppure erano così chiari.
Chissà a cosa stavo pensando, chissà dov’era la mia mente in quel momento. Di sicuro non era lì, non nel presente, non nel ‘qui ed ora’. Fortunatamente non è successo nulla di irreparabile. Per un attimo ho immaginato. Cosa sarebbe successo se fossi stato a centoventi in autostrada invece di andare a venti all’ora in una stradina sterrata? O anche solo a cinquanta in una strada di paese? Senza la presenza mentale, le cose sarebbero potute andare in modo molto diverso, persino drasticamente male. Avrei potuto non vedere un ostacolo in autostrada, o un bambino che attraversava sulle strisce pedonali in paese.
Troppo spesso viviamo la nostra vita in automatico, senza pensarci. Facciamo le cose senza essere consapevoli di dove siamo o cosa stiamo facendo, magari sovrappensiero. Pensiamo al lavoro, alla ragazza, alla serata con gli amici e guardiamo ciò che abbiamo davanti senza vederlo davvero.
La presenza mentale
Questa è una cosa estremamente importante: avere la presenza mentale di ciò che si sta facendo, qui e ora. Se stai leggendo questo blog, leggilo senza fare nient’altro. Non pensare che tra dieci minuti la pausa finirà e dovrai tornare al lavoro. Non pensare che la settimana prossima devi andare dal dentista. Sono cose che accadranno in futuro, ma non stanno succedendo ORA.
Se fossi stato mentalmente presente, avrei capito subito che in quella stradina Toscana non dovevo infilarmi. Invece ero distratto. Questo mi è costato due ore con le mani nel motore, sporcandomi d’argilla fino alle orecchie. Ho dovuto anche spendere qualche centinaio di euro dal meccanico. Ho dovuto sostituire la ventola di raffreddamento che si era bruciata.
Esiste un tempo e un luogo per viaggiare con la mente. Ad esempio, puoi farlo quando sei sdraiato a letto prima di dormire. Oppure mentre ti riposi sul divano. Lì puoi permetterti di assentarti per un attimo. Però solo per un attimo. Altrimenti diventa un’abitudine e una fuga dalla realtà.
Un mio carissimo amico, per un momento di distrazione e mancanza di presenza mentale, ci ha rimesso la mano destra, lasciandola sotto una pressa meccanica. Qualcun altro, invece, ci ha rimesso la vita.
Perciò, Giuvinot, smettila di pensare al passato. Non pensare nemmeno a un futuro che deve ancora venire. Di questo futuro non puoi essere certo. Concentrati sul presente. Vivi nel qui e ora, vivi con la presenza mentale.
Guarda il video completo della Toscana!
Se ti è piaciuta la storia, ti invitiamo a guardare il video completo della nostra disavventura.
Ti invitiamo anche a vedere tutta la serie sulla Toscana.
Scopri i luoghi nascosti che abbiamo visitato. Guarda i Giganti di Peccioli!
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